L'isola degli asceti

 

Skelling 0Ballinskellig, Irlanda, un piccolo molo di pietra grigia impregnato dell'umore acre di nafta e salmastro tipico degli approdi pescherecci poco frequentati; ci si arriva percorrendo una stretta e tortuosa strada che si snoda lungo il Ring of Kerry, uno degli angoli più belli della verde terra di Eithne (la terra d'Irlanda) generata dal dio Lugh, il luminoso, della mitica stirpe dei Tuatha dè Dànan. il molo svetta sull'acqua, altissimo per effetto della bassa marea, quasi fosse stato costruito per quegli uomini giganteschi che nella notte dei tempi abitavano l'isola. Un piccolo peschereccio dall'aspetto tutt'altro che rassicurante ci attende con la prua rivolta verso il mare aperto. Prendiamo il largo, il cielo è completamente terso, azzurro come un turchese; la piccola casa di pietra a ridosso del molo diviene via via sempre più piccola mentre sulle colline retrostanti, dove ancora si intravede quel che resta delle mura perimetrali di un convento edificato dai padri agostiniani nel XV secolo, dense nuvole bianche scivolano come panna montata lentamente verso il mare. Improvvisamente, quando ormai alle nostre spalle non si scorge più la costa, un fitto banco di nebbia ci sbarra la strada, una dissuasiva barriera naturale che quasi sempre avvolge la nostra meta: Skellig Michael, una piccola isola che cela un grande tesoro di nuda roccia e puro spirito; il giovanissimo pilota dai capelli di stoppie non ha esitazioni, conosce perfettamente la rotta, il costante borbottio del motore ne è una conferma.

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Nell'ovattato grigiore madreperlaceo il tempo sembra fermarsi, il corpo e la mente si rilassano, in un mondo senza dimensioni, presagendo un'esperienza memorabile, poi improvvisamente l'imbarcazione rallenta e a poco a poco si scorge un approdo; finalmente siamo giunti a Sceilig Mhichil, il nome gaelico deell'impervia guglia di roccia che affiora dalle gelide acque dell'Atlantico. 

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A metà della sinuosa stradicciola aggrappata alle scoscese pareti dell'isola che conduce ai due fari costruiti rispettivamente nel 1826 (disattivato) e nel 1967, il visitatore deve superare 700 ripidi gradini intagliati nella roccia, sino a raggiungere il "Needle's Eye" uno stretto passaggio tra due guglie di roccia, attraverso il quale si accede ad uno stretto sentiero pavimentato con lastroni di pietra, costeggiato da un abisso profondo quasi 200 metri. Nel frattempo una leggera brezza ha spazzato la nebbia e, quando giungiamo ad un basso portale di pietra, il Sole splende rassicurante nel cielo. Qui troviamo, circondate da un precipizio rivolto a Sud, sei celle ad alveare, due chiese ed un oratorio risalenti al VI secolo, edificate da una comunità cenobitica di religiosi asceti (dal greco "Koinos bios" ovvero "vita in comunità"- i cenobiti, in opposizione agli anacoreti e agli eremiti, formavano comunità autosufficienti ai margini della società) impegnati a ricercare attraverso una severa regola la rivelazione cristiana dei Vangeli e dei Sacramenti. Le singolari strutture ad alveare sono costruite con lastre di pietra sovrapposte, con

Skelling 2una particolare tecnica definita a mensole, risalente al Neolitico, riscontrabile nei tumuli di New Grange (Irlanda) e Maes Howe (Orcadi), posate con estrema cura in modo che fossero in grado di non lasciar filtrare la pioggia. Questa antichissima tecnica di costruzione a secco fu

Skelling 3adottata nuovamente circa 100 anni dopo per edificare il piccolo Oratorio di Gallurus, nella vicina penisola di Dingle, caratterizzato da una struttura assai particolare, simile ad una barca rovesciata.
Questa innovativa linea architettonica è percepibile sia nell'Oratorio che in una delle due chiese che compongono l'insediamento di Skellig Michael. 
L'intero complesso rassomiglia ad una cittadella fortificata, circondato come è da un robusto muro di cinta, anche i piccoli orti dai quali i monaci traevano sostentamento sono ricavati all'interno dei bastioni. Una stele rozzamente scolpita, nella quale si intravede un abbozzo delle successive croci irlandesi, denominata "Priet's Stone" indica l'ingresso del minuscolo cimitero (situato alle spalle dell'Oratorio), rivolto a Est, verso il sorgere del Sole. Non deve stupire la presenza di ben tre edifici di culto nello stesso insediamento, di fatto data l'esiguità delle costruzioni era assai improbabile che l'intera comunità si potesse riunire in preghiera nello stesso luogo. Gli scavi più recenti hanno appurato che sotto tutto il complesso corrono dei tunnel dalle pareti di pietre a secco ormai quasi interamente crollati, sicuramente costruiti prima che venissero edificate le celle, in quanto l'intero insediamento è stato realizzato sopra un terrapieno contenuto dai muri di cinta. Una forza sovrumana, tipica della fede totale, sgorga incontenibile dal complesso monastico di Skellig Michael, dedicato all'Arcangelo Michele che aiutò San Patrizio nella sua missione di evangelizzazione dell'Irlanda. Non si conosce con precisione il periodo in cui il monachesimo si diffuse nell'isola, tuttavia è quasi certo che non vi giunse dalla Britannia e dalla Gallia (anche se vi sono prove che il cristianesimo era gia diffuso nel Galles e nello Strathclyde all'inizio del V secolo) ma precedentemente e direttamente dal Mediterraneo Orientale, più precisamente dall'Egitto; è dagli anacoreti del deserto che queste piccole colonie di monaci asceti traevano ispirazione.

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Ricavando la loro rigida regola dagli insegnamenti di Cassiano, secondo il quale tuttavia la vita contemplativa degli eremiti era superiore alla vita cenobitica, supportate dalla forte predisposizione anacoretica della tradizione celtica, queste comunità isolate dividevano la Chiesa irlandese in tre Ordini (Catalogus Sanctorum Hiberniae - IX secolo) elevando al posto più alto della gerarchia spirituale il terzo Ordine, quello degli anacoreti. Sono ancora visibili su molte delle isole e isolette che inanellano le coste dell'Irlanda e della Scozia i resti delle celle e degli oratori di questi eremiti che percepivano intensamente l'attrazione del deserto esteriore essenziale per raggiungere l'elevazione interiore; alcuni di essi compirono atti sovrumani di mortificazione , San Kevin di Glandalough mantenne per sette anni la posizione del "crossfgill" con le braccia alzate a forma di croce, senza dormire e senza muoversi, tale fu la sua concentrazione che gli uccelli fecero il nido nell'incavo delle sue mani rivolte verso l'alto. Skelling 7

Ma quando giunse la sera, e con essa l'ora del ritorno verso l'odierna civiltà, caotica ed opportunista, scandita dagli inesorabili tempi del mercato e del profitto ad ogni costo, nell'intimo più profondo echeggia l'antico richiamo alla solitudine, sollecitato da tanta bellezza: "il grido delle onde, il gemito del vento, le grandi acque della procellaria e della focena" risvegliano perduti ricordi ancestrali; ed è sulla via del ritorno che, voltandoci, per ammirare ancora una volta l'austera Skellig Michael, ci sembra di comprendere un poco quel mondo essenziale in cui vissero gli eremiti irlandesi, dove le parole tuo e mio non avevano alcun significato.

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Autore: Caliere della Finestra d’Oriente